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“Le Forze Occulte della Sovversione: Giudaismo, Massoneria, Liberalismo & Bolscevismo millenaristi”

29 Jan

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don Curzio Nitoglia

Le Forze Occulte della Sovversione:

Giudaismo, Massoneria, Liberalismo

& Bolscevismo millenaristi

Effedieffe, 2014

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Invito alla lettura

Le Edizioni Effedieffe hanno pubblicato il libro Le forze occulte della sovversione: Giudaismo, Massoneria, Liberalismo & Bolscevismo millenaristi di don Curzio Nitoglia.

L’Autore, in questo libro, dimostra con citazioni ampiamente documentate

1°) che non è solo la Massoneria ad operare la Rivoluzione, ma anche e soprattutto il Giudaismo, il quale ha crocifisso Gesù e continua a perseguitare la sua Chiesa;

2°) che inoltre la Massoneria anglo-americana è intrinsecamente perversa, come ha insegnato ultimamente  la “Conferenza Episcopale Tedesca” e perciò la teoria della distinzione tra Massoneria cattiva (latina) e buona (anglo-americana) è da rigettarsi;

3°) che infine il non voler citare l’Avarizia – come fa Plinio Correa de Oliveira in Rivoluzione e Controrivoluzione, (tr. it., Piacenza, Cristianità, 1973) – quale fonte interna di Rivoluzione è in sé teologicamente inesatto ed è una conseguenza logica della dottrina liberista del teo-conservatorismo, diametralmente incompatibile col cattolicesimo;

4°) che il tutto è leggibile e diventa intellegibile alla luce del Millenarismo gioachimita.

In breve, il succo del libro è il seguente: il Giudaismo è il ‘padre’ della Massoneria; la Massoneria anglo-americana è relativista e luciferina; l’Avarizia è la ‘Tendenza’ principale della ‘Sovversione’ assieme all’Orgoglio; il Giudaismo è uno ed è la guida principale delle varie Rivoluzioni; il Liberismo calvinista è incompatibile con la retta ragione, ma è connaturale all’Americanismo teo-conservatore; la Plutocrazia dell’alta finanza apolide e anonima combatte contro la vera Economia e ne è la deformazione; infine il Millenarismo gioachimita aiuta a capire i rapporti che legano Giudaismo, Massoneria, Bolscevismo e Teo-conservatorismo liberale, i quali possono apparire accidentalmente diversi, ma sono sostanzialmente simili.

Il libro si conchiude con lo studio del Millenarismo come chiave di lettura dell’influsso del Giudaismo, della Massoneria, della Plutocrazia e del Comunismo trozkista sugli avvenimenti attuali: la costruzione del “Nuovo Ordine Mondiale”, dal 2003 al 2013, con l’invasione dell’Iraq e le cosiddette “primavere arabe” sino alla guerra contro la Siria dell’agosto 2013.

La S. Scrittura ci parla di tre motori della Sovversione personale: l’Orgoglio, la Sensualità e l’Avarizia, che è l’attaccamento disordinato ai beni terreni ed il frivolo desiderio di sapere ciò che avviene nel mondo per sola curiosità e non per spirituale vantaggio (“Concupiscenza degli occhi”). Di qui la necessità di approfondire il tema del ruolo preminente che gioca l’Avarizia nella Sovversione individuale e sociale, tramite il Materialismo individualista liberale/teo-conservatore filo-calvinista  e quello collettivista comunista/bolscevico.

Non a caso il teo-conservatorismo italo-americanista, che è sostanzialmente materialismo individualista liberale, sposta e deforma la ‘Restaurazione’ dell’ordine personale, familiare e sociale dal piano filosofico, spirituale e politico a quello crematistico o affaristico e plutocratico-latifondistico.

Invece la ‘Sovversione’ è il disordine che l’uomo sperimenta in sé dopo il peccato originale,  dietro la spinta delle tre Concupiscenze (orgoglio, avarizia e lussuria). La ‘Restaurazione’, perciò, significa cercare di ritornare all’ordine turbato dalle tre Concupiscenze nell’individuo, nella famiglia e nella Società civile. Per poter restaurare l’ordine nella Società civile occorre prima averlo in sé (“nemo dat quod non habet”, nessuno dà quel che non ha), poi nella  famiglia ed infine lo si può portare nello Stato, che è un insieme di famiglie unite al fine di conseguire il benessere comune temporale subordinatamente a quello spirituale.

L’ordine è la sottomissione dell’anima a Dio e la padronanza dell’anima sul corpo ed i suoi istinti, su tutte e tre le Concupiscenze e sui sette Vizi capitali. La ‘Sovversione’ è lo scardinamento di quest’ordine. La vita spirituale consiste nel ristabilire quest’ordine nell’animo del singolo uomo; la vita politica consiste nel riportarlo nella Società civile o polis, composta da più individui, che mettono assieme una famiglia e da più famiglie, che formano un villaggio e da più villaggi, che producono uno Stato.

Oggi ci troviamo nell’ultima fase della  ‘Sovversione’, il Mondialismo, che a partire dall’11 settembre del 2001 cerca di impadronirsi del mondo intero e di edificare un unico Tempio e una sola Repubblica universale per rendere schiava la quasi totalità dell’umanità sotto il giogo di Israele e dell’America, i due Stati dominati dai principali agenti della Sovversione: il Giudaismo e la Massoneria.

Quindi, dalla Restaurazione della metafisica e del realismo della conoscenza, dipende anche la Restaurazione della morale naturale, la quale ci aiuta ad essere veramente uomini, intelligenti e liberi, e ci impedisce di farci travolgere dalla marea montante della Sovversione nichilistica animalesca, la quale rende l’uomo simile al bruto, schiavo e determinato dai suoi istinti più bassi.

Per concludere, «dobbiamo riaffermare la dipendenza dell’uomo dal Fine ultimo e dalla Legge eterna imposta da Dio tramite la Legge naturale, che costituisce la nostra stessa essenza di animali intelligenti e liberi e la cui osservanza attua tale nostra natura nel modo migliore».

Purtroppo la nostra epoca è caratterizzata da una specie di fobia per la metafisica, la quale si incentra sull’Essere per essenza e per partecipazione e dalla creatura risale al Creatore, il quale trascende sia lo Stato che l’uomo. Quindi la modernità si preclude la possibilità di giungere alla nozione di Diritto naturale, il quale, «muovendo dall’antichità ebraica e greco-romana, è arrivato sino a noi attraverso la tradizione della scolastica, della filosofia perenne, che riduce il diritto naturale a pochi, sommi princìpi, i quali non possono mai essere violati, ma sono suscettibili di diverse applicazioni storiche nei casi particolari, e bisognosi di essere determinati nei contenuti, integrati nelle istituzioni, fatti rispettare anche con congegni più positivi».

ETIENNE Gilson scriveva: «Se Dio non esiste, tutto è permesso. Nulla è più proibito, non c’è più limite, non c’è nulla che non si possa tentare, che non si debba tentare, perché se tutto ciò che è stato vero un tempo lo è stato partendo dall’ipotesi che Dio esisteva, ora che Dio non esiste nulla di ciò che era vero allora è adesso vero, nulla di ciò che era bene è bene; dobbiamo ricreare tutto. Ma, prima di ricreare, bisogna cominciare col distruggere […], il migliore augurio che si possa fare all’uomo moderno è di rientrare nell’ordine naturale, che è quello della creazione divina».

Buona lettura!

“Le forze occulte della sovversione” si può acquistare presso:
www.effedieffeshop.com

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Antigiudaismo o antisemitismo?

31 Jan

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Introduzione

Alcune persone, vittime del pregiudizio e degli stereotipi oggi di moda, ci accusano – a torto – di essere “antisemiti”. Ora “antisemitismo” è una parola coniata nella seconda metà del XIX secolo ed esprime la dottrina della superiorità della razza germanica su tutte le altre e specialmente  su quella semitico-giudaica. Come invece si può constatare mai “sì sì no no” ha espresso tali opinioni. Al contrario, la questione è stata sempre trattata dal punto di vista teologico dove si parla di “antigiudaismo per distinguere il Cristianesimo, che deriva dall’Antico Testamento e lo perfeziona, dal Giudaismo religione post-biblica, che rinnega Mosè, i Profeti, Gesù Cristo e la sua Chiesa, sostituendo loro alcune strane “tradizioni” umane chiamate Talmud e Cabala.

Nel corso del presente articolo cercheremo di porgere al lettore gli elementi essenziali per distinguere il Cristianesimo (Antico e Nuovo Testamento) dal Giudaismo farisaico-rabbinico (Talmud e Cabala), e quindi non cadere nella trappola di chi con l’accusa di antisemitismo vorrebbe far tacere sulle differenze sostanziali tra Cristianesimo e Giudaismo attuale, tra Chiesa e Sinagoga talmudica, per far accettare le idee che hanno portato al documento conciliare “Nostra Aetate” e all’ insegnamento giudaizzante che ne è seguito nel mondo cattolico e perdura tutt’oggi.

La tattica di confondere le parole

L’ Antigiudaismo è propriamente teologico: è la reazione della Chiesa all’aggressione del Giudaismo talmudico che nei primi secoli cercò di soffocarla nel sangue e nei secoli successivi di distruggerla con le eresie. Per questo la Chiesa dovette scendere in campo per difendersi dal Giudaismo.

Con il processo di secolarizzazione si assiste al passaggio graduale dall’Antigiudaismo teologico (che condanna l’odio e la violenza gratuita contro gli ebrei, ad eccezione della legittima difesa; ma raccomanda d’altra parte la prudenza per evitare il contagio dal “morbo dommatico-morale giudaico”) all’Antisemitismo razziale.

“Ufficialmente la Chiesa ha sempre condannato l’Antisemitismo […] e ha determinato la forma ed i limiti (…) che deve adottare l’azione contro gli ebrei” scrive Y. Chevalier, (L’ Antisemitismo, Istituto Propaganda Libraria, Milano 1991, pag. 220)[1].

Questa affermazione è verissima a condizione di ben definire il termine Antisemitismo. Infatti la Chiesa, se ha condannato l’odio gratuito della razza ebraica, non ha mai condannato la lotta al pensiero giudaico-talmudico; al contrario ne è sempre stata la principale maestra.

La tattica attuale degli ebrei è quella di confondere il significato delle parole, per far credere che non sia lecito reagire all’azione dissolvitrice del Giudaismo contro la Cristianità e a tal fine dà al termine Antisemitismo un significato più ampio di quello che gli ha sempre attribuito la Chiesa. Lo stesso Chevalier cade in questo errore quando afferma che l’Antisemitismo moderno fa sua la teoria del complotto e della congiura ebraica, mentre, propriamente parlando, questa congiura, lungi dall’essere una proprietà dell’Antisemitismo moderno, si trova di già, divinamente rivelata, nel Vangelo. Leggiamo infatti in Giovanni (IX, 22): “conspiraverant Judæi…” “I giudei avevano cospirato di espellere (scomunicare) dalla Sinagoga chiunque riconoscesse che Gesù era il Cristo”. Consultando i dizionari etimologici della lingua italiana (Devoto-Olivi, Zingarelli, Cortellazzo-Zolli, Battaglia…) si ricava che il significato di ‘cospirare’ è cum (assieme) spirare (soffiare), congiurare, accordarsi segretamente per conseguire un fine. Sinonimo, dunque, di complottare. Congiurare, a sua volta, viene da cum iurare: giurare assieme, unirsi in congiura. Complotto è sinonimo di congiura, intrigo, macchinazione ai danni di qualcuno. Gli ebrei – ci attesta il Vangelo – perciò avevano congiurato e complottato di scomunicare chiunque riconoscesse che Gesù era il Cristo. Ed oggi il Giudaismo continua a congiurare contro la Chiesa e gli Stati cristiani per distruggerli, creando a tale scopo anche delle Società segrete (specialmente la Massoneria) che “macchinano” contro di essi (C.J.C. can. 2335). L’accordo segreto, il complotto, la congiura non sono quindi un’invenzione dell’Antisemitismo razziale e biologico moderno, ma si trovano già nel cuore del Vangelo, il quale ci racconta la vita di Gesù ed il complotto del Giudaismo talmudico contro di Lui, che culmina nella Sua crocifissione.

Il cristiano che vuol restare tale non può prescindere dal prendere atto dell’esistenza di forze occulte, (la giudeo- massoneria), che, presto o tardi, si manifestano all’opera nella storia ogniqualvolta si lavora ad abbattere “il Trono e l’Altare” né può astenersi dal lottare con tutte le sue forze contro di esse, se non vuol vedere Gesù Cristo crocifisso una seconda volta nel Suo Corpo Mistico.

L’Antisemitismo alla luce della morale cattolica

L’Antisemitismo, in quanto implica odio – scrive mons. Antonino Romeo – e fomenta […] la violenza, è contrario alla morale cristiana e comporta gravi pericoli per la Fede, [disprezzo dell’Antico Testamento] […]. La Chiesa condanna perciò l’odio che è chiamato volgarmente Antisemitismo (Decreto del S. Uffizio, 25 marzo 1928)” (A. Romeo, Antisemitismo, in ‘Enciclopedia Cattolica’, Città del Vaticano 1949, vol. I, col. 1502). Tuttavia, come ricorda la “Civiltà Cattolica”, “la giustizia e la carità non escludono la prudente e moderata difesa” (“Civiltà Cattolica”, 1945, II, p. 274). “Non è Antisemitismo parlare dei difetti o dei pericoli del Giudaismo – scrive perciò mons. Romeo – […] chi ritiene che gli ebrei sono a capo della Massoneria […] e del Bolscevismo […] non può però – senza grave ingiustizia – accusare tutti [gli ebrei]. […] Il cattolico non può, per questioni di sangue o di razza, schivare gli ebrei rigenerati dal Battesimo, ma li deve trattare fraternamente ed abbracciare. […] Solo su queste basi, escludendo ogni odio per le persone, è lecito un Antigiudaismo nel campo delle idee, volto alla vigile tutela del patrimonio religioso-morale e sociale della Cristianità” (ibid. col. 1502. 1503). È proprio per questo motivo che sì sì no no si è astenuto dal parlare di “ebrei” ed ha preferito trattare l’ebraismo post-biblico come oggetto della sua indagine critica e teologica.

Cause generali dell’ antisemitismo secondo un israelita

Si fa un gran parlare oggigiorno di Antisemitismo. Ma quali sono le cause di questo fenomeno?

Si poneva già nel secolo scorso questa stessa domanda lo scrittore e giornalista israelita Bernard Lazare (Nîmes 1865, Parigi 1903) scrivendo che “Ovunque gli ebrei (…), si sono stabiliti, si è sviluppato l’ Antisemitismo, o, meglio ancora, l’ Antigiudaismo, poiché Antisemitismo è una parola poco esatta [gli ebrei, infatti, non sono gli unici semiti n.d.r.]” (B. Lazare, L’Antisemitisme, Documents et témoignages, Vienne 1969, pag. 11). Egli ammette che “il popolo ebreo è stato odiato da tutti i popoli tra i quali si è stabilito” (op. cit., pag. 11) e ne conclude che le cause generali dell’Antisemitismo risiedono in Israele e non nei popoli che l’hanno combattuto. Tale conclusione non è frutto di odio razziale o di Antisemitismo, ma è la constatazione di un autore di origine israelita, dotato di mente lucida ed obiettiva.

Né il Lazare, né tantomeno noi vogliamo sostenere con ciò che i persecutori degli ebrei abbiano avuto sempre ragione. La Chiesa per esempio si è opposta all’odio razziale e alla ingiustificata violenza contro il Giudaismo, pur raccomandando costantemente la prudenza e prendendo delle misure che preservassero i cristiani dall’influenza giudaica. Tuttavia bisogna ammettere, con il Lazare, che “gli ebrei – in parte almeno – causarono i loro mali” (op. cit., pag. 11), perché solitamente l’ebreo è un “essere insocievole” (“insociable” pag. 12), che rifiuta di farsi assimilare dalla società che lo ospita, in quanto è politicamente e religiosamente esclusivista. Studiando la storia si constata che i popoli vinti finirono per sottomettersi ai vincitori, pur mantenendo eventualmente la propria fede. Al contrario “ovunque gli ebrei fondarono delle colonie, ovunque furono trasferiti, chiesero non solo di poter praticare la propria religione ma anche di non essere assoggettati ai costumi dei popoli tra i quali erano chiamati a vivere e di potersi governare con le proprie leggi” (op. cit., pag. 13). Dappertutto vollero restare ebrei, come popolo, come religione e come Stato e poterono fondare, grazie ai privilegi così ottenuti, uno Stato nello Stato.

La legge talmudica corruzione della legge mosaica e causa di persecuzioni

A questo punto bisogna rammentare la distinzione importantissima tra la Legge mosaica e quella talmudica, tra il Giudaismo prima e dopo Cristo. La Legge Mosaica, tutta relativa al Cristo futuro, è stata ripresa e perfezionata dal Cristianesimo; quella Talmudica al contrario è l’antitesi e la corruzione della legge mosaica e cristiana. Il Talmud e la Cabala spuria impedirono la conversione del popolo eletto al Messia; il predominio dei Farisei impedì ad Israele di entrare nella Nuova ed Eterna Alleanza perché il Talmudismo è una degenerazione carnale della Religione mosaica. Infatti, laddove il Mosaismo insegnava che Israele era stato scelto per accogliere il Cristo e farlo conoscere a tutte le genti, i Farisei ed i Cabalisti-Talmudisti sostenevano che il mondo è stato creato “per essere sottomesso all’ impero universale… degli ebrei” (B. Lazare, op. cit. pag. 14). Ecco la nuova religione giudaica che non ha nulla a che vedere con la Bibbia e con Mosè: il dominio dell’ ebraismo sul mondo intero!

Secondo questa concezione, da una parte vi sono gli ebrei, i veri uomini, e dall’altra i non-ebrei, i “gojim”, che sono come delle bestie parlanti e devono essere schiavi degli ebrei. Quando venne il Messia predicando il Vangelo del Regno dei cieli, perfezionamento e compimento dell’ Antico Testamento, i Farisei e i Talmudisti, pur sapendo che Egli era il Messia e Dio stesso, Lo odiarono profondamente fino a metterLo a morte, perché sconvolgeva il loro sogno imperialista di dominio materiale sul mondo intero.

È con la corruzione del Mosaismo in Talmudismo che ebbe inizio una persecuzione sistematica nei confronti degli ebrei, anche nel mondo precristiano (cfr. B. Lazare op. cit., pag. 17). Questo fenomeno si spiega facilmente: col nascere dell’odio e del disprezzo verso tutti i popoli non giudei nacque anche l’inevitabile reazione di questi ultimi. Se fino ad allora vi erano state soltanto delle esplosioni di odio locale, a partire da quel momento si verificarono delle vessazioni sistematiche verso gli ebrei stanziati nei vari Paesi. Il Lazare sostiene che la causa delle persecuzioni contro il giudaismo è da ricercarsi proprio nei princìpi del talmudismo e non nel comportamento dei popoli ospitanti, i quali per lo più non fecero altro che difendersi (“vim vi repellere licet”). “Perché – si chiede il Lazare – in tutti questi paesi, in tutte queste città gli ebrei furono odiati? Perché – risponde – non entrarono mai nello stato come cittadini ma come privilegiati. Benché avessero abbandonato la Palestina, essi volevano innanzi tutto restare ebrei, considerando ancora Gerusalemme come la loro unica patria […] e rifiutando l’assimilazione da parte dei popoli circostanti” (op. cit., pag. 22).

Il giudaismo al tempo della cristianità.

Leone XIII ha ricordato autorevolmente come la società medioevale fosse impregnata della filosofia del Vangelo. Era inevitabile pertanto che il Giudaismo, ostile al Vangelo e alla Chiesa, si opponesse a tale ordine sociale. La Chiesa cattolica dovette quindi condurre e guidare una difesa dal Giudaismo che possiamo chiamare pertanto Antigiudaismo, termine che deve essere, però, accuratamente distinto da quello di Antisemitismo. Il motivo dell’ Antigiudaismo è pertanto l’opposizione secolare del Giudaismo talmudico a Nostro Signore Gesù Cristo ed alla sua Chiesa, la quale per non soccombere dovette difendersi. Scrive ancora Lazare: “Per il solo fatto che negavano la divinità di Cristo gli ebrei si ponevano come nemici dell’ ordine sociale, poiché tale ordine sociale era fondato sul Cristianesimo” (op. cit., pag. 59).

Un esempio dei conflitti che potevano nascere tra popolo ebraico ed ordine sociale cristiano è quello relativo all’usura. Durante tutto il medioevo e fino al XV secolo la Chiesa proibì il prestito ad interesse, ma per l’ebreo questa proibizione non era vincolante: “Gli ebrei, che a quell’epoca appartenevano per la maggior parte alla classe dei commercianti […] – scrive il Lazare – approfittarono di questa licenza e della situazione economica dei popoli tra i quali vivevano” (op. cit., pag. 62). “Popolo energico, vivace, di un orgoglio infinito, che si considerava superiore a tutti gli altri, il popolo ebreo volle diventare una potenza. Aveva istintivamente il gusto del dominio […]. Per esercitare questo tipo di autorità gli ebrei non ebbero la possibilità di scegliere i mezzi. L’oro diede ad essi un potere che tutte le leggi religiose e politiche rifiutavano loro. […] detentori dell’ oro, divennero i padroni dei loro padroni[2] […]”(op. cit., pag. 64).

I Talmudisti naturalmente ebbero una grande influenza nell’ instillare quest’amore dell’oro nell’anima dei propri correligionari. Dando importanza solo agli atti esteriori e non curandosi della purezza dell’ intenzione, essi resero gretta l’ anima ebraica, presentandole come unico fine della vita una felicità naturale e materiale da raggiungere sulla terra: “Per ottenere questo bene egoista […] l’ebreo […] era fatalmente condotto a ricercare l’oro […] l’ebreo fu diretto verso l’oro; fu preparato ad essere […] l’usuraio. […] Una volta che l’ebreo diventò tale, l’Antigiudaismo si complicò, le cause sociali si mischiarono alle religiose e l’unione di queste spiega l’ intensità e la gravità delle persecuzioni che Israele dovette subire. […]. Il deicida, già oggetto di orrore, essendo diventato l’usuraio, l’esattore delle tasse, lo spietato agente del fisco, aggravò l’orrore verso di sé; […]” (op. cit., p. 66).

I principali agenti dell’ Antigiudaismo

Abbiamo visto che la Chiesa, fin dai primi secoli, svolse un ruolo di primo piano nel moderare le invadenze dottrinali e pratiche del Giudaismo. Nello svolgere questo compito essa si servì principalmente di due istituzioni: gli Ordini religiosi e l’Inquisizione.

a) Gli Ordini religiosi.

La predicazione dei religiosi riguardante gli ebrei denunciava innanzi tutto il peccato di deicidio, per dimostrare in seguito che essi, tramite l’usura, erano diventati anche “i succhiatori del sangue dei cristiani”. Così si esprimevano S. Giovanni da Capistrano, S. Bernardino da Siena, il Beato Bernardino da Feltre…

b) L’Inquisizione.

Contrariamente a quanto generalmente si crede, l’Inquisizione non perseguiva gli ebrei a causa della loro razza e neanche a causa della loro religione, ma solamente nella misura in cui essi incitavano alla giudaizzazione oppure, dopo un’ eventuale conversione al Cristianesimo, ritornassero a giudaizzare.

La Chiesa non voleva l’ eliminazione degli ebrei (posti in uno stato di inferiorità legale) considerandoli come una testimonianza vivente del trionfo di Cristo. “Così […] il solo appoggio – ammette B. Lazare – che [l’ebreo, nda] trovò […] fu il Papato e la Chiesa […]. Se la Chiesa conservò gli ebrei non fu tuttavia senza redarguirli e punirli. […] Ma il ruolo principale della Chiesa fu di combattere dogmaticamente la religione ebraica” (op. cit., pag. 70).

Il trionfo dello spirito ebraico: il protestantesimo

La Riforma protestante, rivoluzionando l’ordine sociale cristiano, mutò anche i rapporti tra gli ebrei e la società: “Quando si levò l’alba del sedicesimo secolo, quando il primo soffio di libertà passò sul mondo – scrive B. Lazare – gli ebrei erano un popolo di schiavi. Tuttavia […] il tempo dei grandi dolori era passato per gli ebrei […] incontrarono più comprensione […] furono disprezzati in maniera meno violenta […]. Eppure gli ebrei non erano cambiati […] erano gli altri ad essere cambiati. I cristiani erano diventati meno ferventi e quindi erano portati a detestare meno gli eretici. […] Durante gli anni che precedettero la Riforma l’ebreo era diventato l’educatore, il maestro di ebraico dei colti, iniziandoli così ai misteri della Cabala e armandoli – contro il Cattolicesimo – dell’esegesi di cui si servirà il Protestantesimo. […] Quando Lutero pubblicò le sue tesi […] per un istante i teologi dimenticarono gli ebrei e dimenticarono anche che il movimento che si andava propagando affondava le sue radici nelle fonti ebraiche […]. È lo spirito ebraico che trionfa con il protestantesimo […]. È singolare l’analogia tra Lutero e Maometto. Tutti e due attinsero le loro dottrine alle fonti ebraiche […]” (op. cit., pagg. 73 – 84)[3].

La rivoluzione francese e gli ebrei

Il 27 settembre 1791 l’ Assemblea Costituente ammise gli ebrei al rango di cittadini attivi. Tuttavia –tale legge “era soprattutto impotente a rompere le catene che gli ebrei stessi si erano fabbricate. Essi erano emancipati legalmente ma non moralmente, mantenevano la loro condotta di vita, i loro costumi ed i loro pregiudizi, […] avevano paura di perdere, a contatto con i non ebrei, la loro personalità e la loro fede […] e lo sforzo della maggior parte degli ebrei tendeva a mantenere la propria identità in mezzo agli stranieri […]. Economicamente gli ebrei restarono quello che erano […] improduttivi […] usurai” (op. cit., pag. 102).

“Semplici come colombe, prudenti come serpenti”

Il mondo ha imboccato, con l’ Umanesimo neo-pagano del XV secolo, la strada larga che porta alla giudaizzazione, la quale è direttamente proporzionata alla scristianizzazione. L’unica via per giungere al porto è lasciare la strada sbagliata per riprendere quella giusta, come quando, facendo un’escursione in montagna ci accorgiamo che il sentiero che abbiamo percorso con grande fatica ci porta ad un precipizio, l’unica alternativa al salto nel vuoto è tornare indietro, per riandare avanti nel senso giusto.

“Data la […] lor natura di stranieri in ogni Paese, di nemici della gente di ogni Paese che li sopporta, e di società separata sempre dalle società colle quali convivono; data la morale del Talmud che seguono, e dato il dogma fondamentale della loro religione, che li sprona ad impadronirsi, con qualsiasi mezzo, del bene di tutti i popoli […]; dato che l’ esperienza […] dimostra che la parità dei diritti coi cristiani […] ha per effetto o l’oppressione dei cristiani […] o l’eccidio degli ebrei da parte dei cristiani, ne scende di conseguenza, che il solo modo di accordare il soggiorno degli ebrei col diritto dei cristiani è quello di regolarlo con leggi tali che al tempo stesso impediscano agli ebrei di offendere il bene dei cristiani, ed ai cristiani quello degli ebrei” (“La Civiltà Cattolica”, 1890, serie XIV, vol. 8, citata in R. Piperno, L’ Antisemitismo moderno, Cappelli, Rocca San Casciano 1964, pagg. 139-140).

Il cattolico deve desiderare con tutto il cuore che gli ebrei si convertano e vivano; pertanto voler liquidare il problema ebraico mediante l’odio gratuito è un disegno criminale e pazzesco. Il cattolico inoltre non può restare indifferente o ignorare che il Giudaismo attuale si trova in uno stato di riprovazione da parte di Dio e quindi deve sforzarsi, con carità unita alla prudenza (“semplici come colombe, prudenti come serpenti”), di aiutare gli ebrei ad uscire dal loro stato di orgoglioso accecamento, che impedisce loro di riconoscere il Messia già venuto e ne fa sognare uno che darà loro il dominio sul mondo intero.

Tutto ciò non è antisemitismo, ma il cuore del vero cristianesimo: «Il vostro parlare sia “sì sì no no”, ciò che sopravanza viene dal maligno».

Crispinus


[1] Cfr. anche:

J. Barromi, L’antisemitismo moderno, Marietti, Genova 1988.

C. Mannucci, L’odio antico, Mondadori, Milano 1993.

H. Küng, Ebraismo, Rizzoli, Milano 1991.

J. Isaac, Genèse de l’Antisémitisme, éditions Calmann-Lévy, Paris 1956.

J. Isaac, L’Antisemitisme a-t-il des racines chrétiennes? Fasquelle, Paris 1960.

[2]La Stampa” del 21 novembre 1992, a pag. 21, riportò che nel 1960 l’ex capo della RAI, Ettore Bernabei, trovandosi in casa di Fanfani, denunciò questo tentativo degli ebrei di occupare tutti i posti chiave del mondo economico e dei mass media, esclamando: “Ecco la lungimiranza di Pittaluga e dei loro amici della comunità israelitica di Torino, che nel 1924 fondarono la prima stazione radiofonica in Italia. Ecco l’intelligenza, con la quale in molti Paesi del mondo gli israeliti si sono impossessati dei mezzi di comunicazione radiotelevisiva, controllando già l’editoria di molti giornali quotidiani e periodici […]. Nel corso di questi decenni la leadership del capitalismo statunitense è passata lentamente dai protestanti ad un capitalismo misto, protestanti ed ebrei, in particolare a quelli che controllavano le grandi banche della costa atlantica. Infine, dopo l’ultima guerra, in questi anni di guerra fredda, si sono imposti di fatto gli ebrei del Pacifico, che avevano interessi nel petrolio, e poi si sono impossessati dell’industria spaziale e sempre e soprattutto dei mezzi di comunicazione… dietro le grandi compagnie c’è la grande finanza ebraica”.

[3]Anche “La Civiltà Cattolica” (contemporanea a Lazare) è dello stesso parere, infatti scrive: «L’antica e la moderna Sinagoga […] sono tra loro non solo diverse ma opposte […]. Se […] gli ebrei presenti seguono […] la legge mosaica […] non si può […]trovare ragione sufficiente […] di questa […] sempre profonda antipatia tra l’ebreo ed il non ebreo specialmente se cristiano. […]. Nessuna religione né setta si troverà come la presente ebrea […] in un […] sempre rinascente urto con tutto il genere umano. Donde si deve ricavare che […] l’Antigiudaismo sia da attribuire ad una ragione essenziale, generale ed universale, operante in tutti i tempi, luoghi ed individui. Ora questa ragione la si troverà in quella […] contraddizione che […] corre tra l’antica, santa e divinamente rivelata ed assistita Sinagoga mosaica e la moderna empia e satanicamente inventata ed ispirata Sinagoga rabbinica. La quale contraddizione versa […] sopra i punti non soltanto della fede ma della morale, e non solo della morale […] cristiana ma anche della naturale. Facilmente s’intende come ad una tal contraddizione […], tra la morale ebraica e quella del resto del mondo, debba necessariamente sempre e dappertutto seguire quell’altra contraddizione […] che si chiama antigiudaismo […]. Il Giudaismo presente è contrario alla Legge di Mosè e dei Profeti. Perciò l’ebreo presente (se osservante della sua legge) è un nemico naturale, necessario e cordiale del genere umano non ebreo. […] Né perciò meraviglia che vicendevolmente il genere umano non ebreo lo stia sempre pagando di ugual moneta» (“La Civiltà Cattolica”, Serie XII, vol. VI, fasc. 814, 10 maggio 1884, pagg. 479-480).


tratto da SiSiNoNo (quindicinale cattolico “antimodernista”)

anno XXXVIII – n.20 – 30 novembre 2012

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Cazari / Khazars

1 Sep

L’Impero dei Cazari

a cura di PierLuigi Rossi – Steppa.net

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Premessa

L’autore PierLuigi Rossi, è un appassionato di storia, che ci ha inviato questo articolo, notando le poche informazioni disponibili nelle enciclopedie sul popolo dei Cazari

Un po’ di storia

Dal VI al XII secolo d.c. tra il Caucaso ed il Volga, esisteva una popolazione di religione ebraica, che giocò un ruolo significativo nel determinare il destino dell’Europa medievale, e conseguentemente moderna.
I cazari, un popolo di origine turca, occupava una posizione strategica tra il Mar Nero ed il Caspio, e tra Caucaso e il Volga, attraverso l’area geografica su cui le potenze orientali del periodo si confrontavano. Agì come barriera difensiva per Bisanzio, frenando le invasioni dei barbari delle steppe del nord: Bulgari, Magiari e più tardi Vichinghi e Russi. Ma il fattore più importante fu che gli eserciti dei cazari bloccarono definitivamente le invasioni degli Arabi nel periodo più devastante dello slancio musulmano di conquista, evitando così la conquista dell’Europa orientale.
L’impero dei cazari occupava la direttiva naturale d’invasione degli Arabi. Alcuni anni dopo la morte di Maometto (632 d.c.) gli eserciti del califfato, spazzando ogni opposizione, raggiunsero le montagne del Caucaso. Una volta superata questa barriera, la via per l’Europa dell’est era aperta. Ma sulla linea del Caucaso gli arabi si scontrarono con le forze di una potenza militare organizzata che bloccò la loro avanzata. Le guerre tra cazari e arabi durarono più di 100 anni, anche se poco conosciute, hanno avuto un’importanza storica considerevole.
I Franchi di Carlo Martello, sulla piana di Tours, stroncarono l’impeto dell’invasione araba dell’Europa occidentale. Allo stesso tempo la minaccia musulmana ad oriente non era meno acuta. Le orde vittoriose degli arabi furono affrontate e fermate dai cazari sulle montagne del Caucaso. Non ci possono essere dubbi, che se gli eserciti fanatici della jihad non fossero stati bloccati nella loro devastante avanzata, l’impero bizantino, la roccaforte della civiltà europea ad oriente, sarebbe stata invasa dagli Arabi, e la storia del Cristianesimo e dell’Islam potrebbe aver avuto un corso diverso. Non pertanto sorprende che nell’anno 732, dopo la vittoria decisiva dei cazari sugli arabi, l’imperatore Costantino V sposò una principessa cazara. Successivamente il loro figlio divenne l’imperatore Leo IV, conosciuto come Leo il cazaro. Nel 737 d.c. le guerre sante dell’Islam (Jihad) persero il loro impeto, il califfato divenne vittima di dissensi interni, e gli Arabi invasori si ritirarono dalle montagne del Caucaso. Pertanto l’impero dei cazari divenne potente come non mai, e nell’anno 740, la religione ebraica fu adottata ufficialmente come religione di stato nell’impero. In quei tempi la religione era considerata un fattore politico rilevante nelle relazioni con stati esteri, perciò tra l’occidente bizantino e l’oriente arabo musulmano, la decisione di adottare la religione ebraica fu una manifestazione di neutralità politica, più che una scelta di fede e di coscienza.
Questo fatto lasciò attoniti i pensatori del tempo come anche quelli dei nostri giorni. Un commento abbastanza recente si trova nel libro dello storiografo marxista ungherese Antal Bartha La Società magiara nell’ottavo e nono secolo dove in diversi capitoli viene descritta la società dei cazari, a cui gli ungheresi erano soggetti. La conversione al Giudaismo è descritta in un solo paragrafo: La nostra ricerca non intende studiare la storia della filosofia e degli ideali, ma vorremmo richiamare l’attenzione del lettore sull’argomento della religione di stato dei cazari. Il Giudaismo fu adottato come religione ufficiale della parte dominante della popolazione. L’adozione di questa religione da una popolazione di etnia non ebraica da adito ad interessanti speculazioni. Possiamo affermare che la conversione alla fede giudaica, che non aveva sostegno da nessun potere politico, ma perseguitata universalmente, in contrasto al proselitismo cristiano di Bisanzio e all’influenza musulmana orientale, contraria all’influenza politica dei due poli, e stata una sorprendente scoperta degli storici moderni. Non può essere considerata come accidentale, ma deve essere giudicata come espressione dell’indipendenza nella politica estera dell’impero conscia della propria forza militare. Anche se il fatto ci lascia perplessi, differendo i dati storici in dettagli, insignificanti, i fatti principali non danno oggetto a disputa alcuna.
Il pensiero che lascia ampio spazio a disputa e speculazione è il destino dei cazari dall’invasione dalle orde barbariche di Gengis Khan nel XIII secolo. Su questo argomento le cronache sono scarse, ma diversi centri abitati da cazari nel tardo medioevo sono menzionati in Crimea, Ucraina, Ungheria, Polonia e Lituania. Questo da adito a conclusioni che una migrazione di comunità di cazari verso queste regioni dell’Europa dell’est, principalmente Russia e Polonia, ove all’alba dell’era moderna le più alte concentrazioni di popolazioni di fede giudaica erano presenti. Questo fatto è il fondamento della convinzione che la maggior parte degli ebrei orientali rintraccino la loro discendenza dai cazari e non da Israele. Le loro origini indoeuropee e non semitiche. La setta di lingua turca dei Karaiti (una setta fondamentalista giudaica) della Polonia, della Crimea, ed altre località dell’est Europa, affermano un legame con i cazari, fatto confermato da fattori antropologici, folcloristici e linguistici, il che tende a dimostrare la continua presenza in Europa di discendenti dei cazari.

  Su questo affascinante argomento segnalo i libri: A. N. Poliak “Khazaria” pubblicato nel 1944 a Tel Aviv, il quale dichiara che: un nuovo indirizzo sul legame degli ebrei cazari ed altre comunità ebraiche, e fino a che punto si può affermare che il nucleo dei discendenti dei cazari costituiscano le popolazioni ebraiche dell’Europa orientale. La parte di queste popolazioni che sono emigrate in Israele, negli Stati Uniti ed altri paesi, e quelli rimasti nei luoghi d’origine, costituiscono oggi la maggioranza assoluta degli ebrei nel mondo. Per un approfondimento sull’argomento segnalo anche il libro di Arthur Koestler ” The thirteen tribe” pubblicato nel 1976.“The thirteen tribe” in formato PDF

Attila in fondo, era re di un regno di tende. Il suo regno sparì, mentre le città di Bisanzio e Baghdad rimasero, le tende svanirono le città sopravvissero. Il regno degli Unni passò come un ciclone e sparì per sempre. Cassel un morientalista del XX secolo, implica che i cazari condivisero il destino degli Unni, la cui presenza ebbe luogo per circa 80 anni sino alla morte di Attila nel 453 d.c. mentre il popolo dei cazari durò per oltre cinque secoli. Anche questi vivevano principalmente in tende, ma avevano costruito anche vaste aree urbane, e si stavano trasformando da una tribù di guerrieri nomadi in una nazione di agricoltori, allevatori di bestiame, artigiani e mercanti. Gli archeologi russi hanno scoperto testimonianze di una civiltà relativamente avanzata, del tutto diversa dal ciclone degli Unni. Gli annalisti arabi riportano che in inverno i cazari restavano nelle loro case, mentre d’estate imballavano le loro tende, ed assieme al bestiame si trasferivano nelle steppe. Gli scavi indicano anche l’impero era difeso da una vasta catena di fortificazioni a protezione delle frontiere del nord verso le steppe. Queste fortificazioni si estendevano su di un arco semicircolare dalla Crimea lungo il basso percorso del Donetz al Don fino al Volga, avendo protezioni naturali, al sud il Caucaso, ad est il mar Caspio, ad ovest il mar Nero. A Tutt’oggi, gli arabi chiamano il mar Caspio “Bahr ul Khazar” Il mare dei cazari. Fino al IX secolo i cazari non avevano rivali nella loro supremazia nella regione del Volga, e dominavano tutte le tribù turche, i loro eserciti invasero l’Armenia e la Georgia e arrivarono fino a Mossul nel Califfato (attuale Irak). Dal IX secolo tennero a freno le invasione delle tribù nomadi dalla Siberia verso l’Europa, sino alla venuta dei mongoli.

Chi erano i cazari?

Chi erano i cazari? neppure menzionati nelle nostre enciclopedie.
Un cronista arabo li descrive come un popolo che vive al nord della terra. Il loro paese è freddo ed umido. Di conseguenza la loro pelle è bianca, gli occhi blu, i capelli lunghi e rossicci, di corporatura tarchiata e di natura fredda e selvaggia. Dopo oltre 100 anni di guerre, gli arabi non avevano un gran simpatia per loro, e meno ancora gli scriba georgiani ed armeni, i cui paesi furono ripetutamente devastati dai cavalieri cazari lasciano la seguente descrizione: “Selvaggi con orrende facce, e comportamento di animali feroci, bevitori di sangue.” Il geografo arabo Istakhri, una delle più autorevoli fonti d’informazione, così li descrive: I cazari non rassomigliano i turchi che hanno capelli neri, sono di due specie una chiamata cazari neri (Kara-khazars) e cazari bianchi (Ak-khazars) che hanno un magnifico aspetto.
La descrizione ci lascia disorientati poiché era abitudine tra le popolazioni turche di definire la classe dominante “bianchi” ed al popolino “neri” Così non c’è ragione di credere che i Bulgari bianchi fossero di carnagione più chiara dei neri, lo stesso dei cazari.
Nel V secolo i cinesi spinsero le tribù selvagge al nord, fuori dal paese, provocando una di quelle valanghe ove intere popolazioni venivano sradicate del loro territorio verso occidente. Per “popoli turchi” si riferisce a tutte quelle popolazioni che parlavano idiomi di caratteristiche definite “gruppo di lingue turche”. Termine usato da scrittori medioevali, ed anche da etnologi moderni che si riferisce alla lingua e non alla razza. In questo senso gli Unni ed i cazari erano popolazioni turche, come I Guz, gli Uighur, i Bulgari. gli Avari, i Bashkir, I Burtas, Kabars, i Pechenegs, e dozzine di altre tribù. La lingua dei cazari era il dialetto Chuvash delle lingue turche, parlato a tutt’oggi nella repubblica autonoma di Chuvash in Russia, tra il Volga e la Sura. Il popolo dei Chuvash è reputato discendente dei Bulgari (non della moderna Bulgaria) che parlavano un dialetto simile a quelo dei cazari. Quello che possiamo affermare con certezza è che i cazari erano una popolazione turca che giunse dalle steppe asiatiche nel V secolo. d.c. L’origine del nome “Khazar” è stato pure oggetto di speculazioni, probabilmente derivato dal termine turco “gaz” che significa nomade, qualcun altro lo attribuisce alla parola Cossack (cosacco) e dall’ungherese Huznar (cavaliere). Dopo la morte di Attila, si creò un vuoto di potere in Europa orientale, causando l’arrivo di varie tribù asiatiche che si stabilirono a nord del Volga. Vi fu uno scontro tra i cazari ed i bulgari per il dominio della regione, che vide la sconfitta di quest’ultimi (641 d.c). All’inizio del VI secolo, prima che l’Islam iniziasse le guerre sante contro gli infedeli, il Medio Oriente era dominato da tre potenze: Bisanzio, la Persia, e l’impero turco occidentale. Le prime due si erano fatte guerra per circa un secolo, pertanto erano all’orlo del collasso, Bisanzio si riprese, ma la Persia sarà sopraffatta. I cazari facevano parte del Regno Occidentale Turco, pel quale rappresentavano il grosso delle forze armate, ed al cui collasso avrebbero ereditato il potere. Nel 627 l’imperatore romano Heraclio strinse un alleanza con i cazari, per la guerra contro i persiani. I cazari scesero in campo con 40.000 cavalieri al comando del generale Ziebel, il quale stanco del tergiversare dei bizantini, di sua iniziativa andò ad assediare Tiflis. Conquistata la capitale della Georgia, in Persia ebbe luogo una rivoluzione che creò il caos nel regno, sopraggiunsero le prime armate musulmane che conquistarono facilmente il regno ponendo fine all’impero dei Sassanidi. Pertanto emerse un nuovo equilibrio di forze nella regione: Il califfato, I cazari e Bisanzio. Nei primi vent’anni dall’egira nel 622 quando inizia il calendario islamico, gli arabi avevano già conquistato la Persia, la Siria, la Mesopotamia, e l’Egitto, e circondando l’impero Bizantino (la Turchia odierna) in un mortale semicerchio, da Alessandria in Egitto al Caucaso, e le rive meridionali del mar Caspio, il Caucaso costituiva un ostacolo formidabile, ma non maggiore dei Pirinei. Gli arabi per dieci anni dal 642 al 652 tentarono invano di invadere l’impero cazaro forzando la gola di Darband, lungo la costa del mar Caspio, nell’ultima battaglia del 652 d.c. gli arabi subirono una sonora sconfitta, ove perì il loro comandante Abd al Rahman.
Nei seguenti 40 anni gli arabi non fecero altri tentativi. Rivolgendo la loro attenzione Bisanzio, cingendola d’assedio dal mare, Se avessero avuto successo attraverso il Caucaso ed intorno al Mar Nero. Il destino dell’impero romano sarebbe stato segnato. Avendo consolidato le proprie risorse, I cazari attaccarono ripetutamente gli arabi dal 722 al 737 e respinsero due attacchi, senza una conclusione definitiva. Il Fanatismo religioso dei contendenti che caratterizzarono queste guerre può essere illustrato dal suicidio in massa di un’intera città cazara in alternativa alla resa, l’avvelenamento dell’acqua di Bab al abwab da un generale arabo, ed un intero esercito musulmano che si fece trucidare nel credo di raggiungere il paradiso. Nel 730 i cazari invasero Georgia ed Armenia, invasero il califfato infliggendo una disfatta totale ad Ardabil, trucidarono 38.000 arabi e giunsero fino a Mosul, circa metà strada per la capitale del Califfato Damasco, ma un esercito di 260.000 arabi fermò l’avanzata. La manovra per la conquista dell’Europa, attraverso i Perinei a ovest ed il Caucaso ad est fu arrestata alle due estremità.
I cazari furono l’unica potenza in Oriente a eguagliare Bisanzio ed i califfati arabi. Con la caduta dei califfi Omayad e la successione degli Abbassid si abbandonò l’idea di convertire all’Islam il resto del mondo con la forza delle armi, fino alla battaglia di Lepanto.
Gli eserciti del califfato facevano terra bruciata, nei paesi occupati, incendiando, massacrando, e stuprando le popolazioni inermi. Anche i cazari non erano da meno, come altri popoli apparsi sulla scena in quel tempo, come i Vichinghi.
La capitale dell’impero era Itil prossima al delta del Volga. Altra città fortificata sul fiume Don era Sarkel, inoltre Balanjar era ai piedi del Caucaso e Samandar sulle rive del Caspio.
Itil era sviluppata sulle due rive del Volga, una descrizione del cronista arabo Muqaddasi, in Itil ci sono pecore, miele ed ebrei in gran numero. Un ponte di barche univa le due parti, la parte ad Ovest era circondata da massicce mura di mattoni, qua erano situati i palazzi del Khagan e del Khagan–bek, e le abitazioni degli alti funzionari che amministravano l’impero, e di alti ufficiali dell’esercito, che aveva un nucleo permanente di 12.000 uomini.
Sull’impero dei cazari regnava una duplice monarchia. uno dei re chiamato Khagan il quale era la figura predominante, mentre il Khagan-bek si occupava di cose terrene, amministrava la legge, comandava gli eserciti, amministrava le finanze, un buon paragone è il re e la regina nel gioco egli scacchi. Archeologi svedesi hanno rintracciato in Scandinavia, oggetti di ornamento in argento manufatti dai cazari. Il re aveva una guardia pretoriana di 2000 Vichinghi, come La Guardia Varenga dell’imperatore di Bisanzio. L’enciclopedia Giudaica fa così riferimento all’impero: Nel tempo in cui fanatismo, ignoranza, barbarie ed anarchia erano sovrane in Europa, l’impero dei cazari poteva vantarsi di una giusta e liberale amministrazione.

La caduta dell’impero e la fine dei cazari

Sviatoslav di Kiev distrusse la città di Atil nel 967, pertanto generalmente si considera questa data come fine dell’impero Cazaro, ma Sviatoslav si limitò a distruggere le città di Sarkel ed Atil andandosene in Bulgaria e il bacino del Volga fu in seguito occupato dai Kipchaks solo nel XII secolo.

I cazari mantennero il controllo di alcuni territori del Caucaso per ancora quasi 200 anni anche se sono rimasti solo pochi accenni storici.
Nel 1999 alcune monete persiane e arabe furono trovate nell’isola svedese di Gotland, tra le quali una moneta cazara la la scritta in arabo (ad imitazione) Mosè è il profeta di Dio. Anno 507 dell egira (XI secolo).
Fonti arabe: Ibn Hawqal e Al-Muqaddasi riferiscono che Atil fu ricostruita.
Fadlun il Curdo (Al-fadhi ibn muhammad al shaddadi) regnante di Aran e parte dell’Azerbajan nel 1030 riferisce che il suo esercito fu messo in fuga in un agguato con la perdita di 10.000 uomini da parte dei Cazari.
Fonti ebraiche: Petachia di Ratisbona, un rabbino del XIII secolo, narra di aver visitato alcune tribù indipendenti Cazare nel suo viaggio in Cazaria dove aveva trovato la desolazione e la miseria causata dall’occupazione da parte dei Kipchaks del bacino del Volga.

Vi sono altri accenni dei rapporti mantenuti dalla tribù dei Kabari (Khabars) con indipendenti popolazione cazare fino al XII secolo. La tribù dei Cabari si ribellò all’imperatore Cazaro prima della’occupazione di Sarkel nel 965 le tre tribù Kqabare seguirono l’esodo dei Kabari in Ungheria.
Quindi anche se in generale si ritiene che l’impero Cazaro terminò nell’anno della caduta di Sarkel, sembra che alcune entità Cazare continuarono a lasciare segni della loro presenza sino almeno al XII secolo.

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Altre informazioni

Altre informazioni sui cazari si trovano:
Articolo (in inglese) su Wikipedia
Articolo (in inglese): Who are the Kazar?

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Con l’inserimento del paragrafo La caduta dell’impero e la fine dei cazari e la modifica del nome da Khazars a Cazari, dopo quasi due anni dalla sua apparizione l’articolo è stato modificato grazie ad una segnalazione di Aldo C. Marturano autore di numerosi libri sul Medioevo Russo (vedi anche www.mondimedievali.net) che ci aveva segnalato:
Non so perché abbiate usato la dicitura Khazars quando in italiano è ormai consolidata la dicitura Cazari. Poi questo Impero non durò fino al XI secolo, ma fu fatto crollare nel 965 d.C. per opera di Svjatoslav di Kiev e con la contemporanea colonizzazione della zona del Kuban nell’Anticaucaso da parte dei russi di Kiev.**

Fonte: Steppa.nethttp://www.steppa.net/html/khazars/khazars.htm

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More info in English about Kazars:

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