Antigiudaismo o antisemitismo?

31 Jan

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Introduzione

Alcune persone, vittime del pregiudizio e degli stereotipi oggi di moda, ci accusano – a torto – di essere “antisemiti”. Ora “antisemitismo” è una parola coniata nella seconda metà del XIX secolo ed esprime la dottrina della superiorità della razza germanica su tutte le altre e specialmente  su quella semitico-giudaica. Come invece si può constatare mai “sì sì no no” ha espresso tali opinioni. Al contrario, la questione è stata sempre trattata dal punto di vista teologico dove si parla di “antigiudaismo per distinguere il Cristianesimo, che deriva dall’Antico Testamento e lo perfeziona, dal Giudaismo religione post-biblica, che rinnega Mosè, i Profeti, Gesù Cristo e la sua Chiesa, sostituendo loro alcune strane “tradizioni” umane chiamate Talmud e Cabala.

Nel corso del presente articolo cercheremo di porgere al lettore gli elementi essenziali per distinguere il Cristianesimo (Antico e Nuovo Testamento) dal Giudaismo farisaico-rabbinico (Talmud e Cabala), e quindi non cadere nella trappola di chi con l’accusa di antisemitismo vorrebbe far tacere sulle differenze sostanziali tra Cristianesimo e Giudaismo attuale, tra Chiesa e Sinagoga talmudica, per far accettare le idee che hanno portato al documento conciliare “Nostra Aetate” e all’ insegnamento giudaizzante che ne è seguito nel mondo cattolico e perdura tutt’oggi.

La tattica di confondere le parole

L’ Antigiudaismo è propriamente teologico: è la reazione della Chiesa all’aggressione del Giudaismo talmudico che nei primi secoli cercò di soffocarla nel sangue e nei secoli successivi di distruggerla con le eresie. Per questo la Chiesa dovette scendere in campo per difendersi dal Giudaismo.

Con il processo di secolarizzazione si assiste al passaggio graduale dall’Antigiudaismo teologico (che condanna l’odio e la violenza gratuita contro gli ebrei, ad eccezione della legittima difesa; ma raccomanda d’altra parte la prudenza per evitare il contagio dal “morbo dommatico-morale giudaico”) all’Antisemitismo razziale.

“Ufficialmente la Chiesa ha sempre condannato l’Antisemitismo […] e ha determinato la forma ed i limiti (…) che deve adottare l’azione contro gli ebrei” scrive Y. Chevalier, (L’ Antisemitismo, Istituto Propaganda Libraria, Milano 1991, pag. 220)[1].

Questa affermazione è verissima a condizione di ben definire il termine Antisemitismo. Infatti la Chiesa, se ha condannato l’odio gratuito della razza ebraica, non ha mai condannato la lotta al pensiero giudaico-talmudico; al contrario ne è sempre stata la principale maestra.

La tattica attuale degli ebrei è quella di confondere il significato delle parole, per far credere che non sia lecito reagire all’azione dissolvitrice del Giudaismo contro la Cristianità e a tal fine dà al termine Antisemitismo un significato più ampio di quello che gli ha sempre attribuito la Chiesa. Lo stesso Chevalier cade in questo errore quando afferma che l’Antisemitismo moderno fa sua la teoria del complotto e della congiura ebraica, mentre, propriamente parlando, questa congiura, lungi dall’essere una proprietà dell’Antisemitismo moderno, si trova di già, divinamente rivelata, nel Vangelo. Leggiamo infatti in Giovanni (IX, 22): “conspiraverant Judæi…” “I giudei avevano cospirato di espellere (scomunicare) dalla Sinagoga chiunque riconoscesse che Gesù era il Cristo”. Consultando i dizionari etimologici della lingua italiana (Devoto-Olivi, Zingarelli, Cortellazzo-Zolli, Battaglia…) si ricava che il significato di ‘cospirare’ è cum (assieme) spirare (soffiare), congiurare, accordarsi segretamente per conseguire un fine. Sinonimo, dunque, di complottare. Congiurare, a sua volta, viene da cum iurare: giurare assieme, unirsi in congiura. Complotto è sinonimo di congiura, intrigo, macchinazione ai danni di qualcuno. Gli ebrei – ci attesta il Vangelo – perciò avevano congiurato e complottato di scomunicare chiunque riconoscesse che Gesù era il Cristo. Ed oggi il Giudaismo continua a congiurare contro la Chiesa e gli Stati cristiani per distruggerli, creando a tale scopo anche delle Società segrete (specialmente la Massoneria) che “macchinano” contro di essi (C.J.C. can. 2335). L’accordo segreto, il complotto, la congiura non sono quindi un’invenzione dell’Antisemitismo razziale e biologico moderno, ma si trovano già nel cuore del Vangelo, il quale ci racconta la vita di Gesù ed il complotto del Giudaismo talmudico contro di Lui, che culmina nella Sua crocifissione.

Il cristiano che vuol restare tale non può prescindere dal prendere atto dell’esistenza di forze occulte, (la giudeo- massoneria), che, presto o tardi, si manifestano all’opera nella storia ogniqualvolta si lavora ad abbattere “il Trono e l’Altare” né può astenersi dal lottare con tutte le sue forze contro di esse, se non vuol vedere Gesù Cristo crocifisso una seconda volta nel Suo Corpo Mistico.

L’Antisemitismo alla luce della morale cattolica

L’Antisemitismo, in quanto implica odio – scrive mons. Antonino Romeo – e fomenta […] la violenza, è contrario alla morale cristiana e comporta gravi pericoli per la Fede, [disprezzo dell’Antico Testamento] […]. La Chiesa condanna perciò l’odio che è chiamato volgarmente Antisemitismo (Decreto del S. Uffizio, 25 marzo 1928)” (A. Romeo, Antisemitismo, in ‘Enciclopedia Cattolica’, Città del Vaticano 1949, vol. I, col. 1502). Tuttavia, come ricorda la “Civiltà Cattolica”, “la giustizia e la carità non escludono la prudente e moderata difesa” (“Civiltà Cattolica”, 1945, II, p. 274). “Non è Antisemitismo parlare dei difetti o dei pericoli del Giudaismo – scrive perciò mons. Romeo – […] chi ritiene che gli ebrei sono a capo della Massoneria […] e del Bolscevismo […] non può però – senza grave ingiustizia – accusare tutti [gli ebrei]. […] Il cattolico non può, per questioni di sangue o di razza, schivare gli ebrei rigenerati dal Battesimo, ma li deve trattare fraternamente ed abbracciare. […] Solo su queste basi, escludendo ogni odio per le persone, è lecito un Antigiudaismo nel campo delle idee, volto alla vigile tutela del patrimonio religioso-morale e sociale della Cristianità” (ibid. col. 1502. 1503). È proprio per questo motivo che sì sì no no si è astenuto dal parlare di “ebrei” ed ha preferito trattare l’ebraismo post-biblico come oggetto della sua indagine critica e teologica.

Cause generali dell’ antisemitismo secondo un israelita

Si fa un gran parlare oggigiorno di Antisemitismo. Ma quali sono le cause di questo fenomeno?

Si poneva già nel secolo scorso questa stessa domanda lo scrittore e giornalista israelita Bernard Lazare (Nîmes 1865, Parigi 1903) scrivendo che “Ovunque gli ebrei (…), si sono stabiliti, si è sviluppato l’ Antisemitismo, o, meglio ancora, l’ Antigiudaismo, poiché Antisemitismo è una parola poco esatta [gli ebrei, infatti, non sono gli unici semiti n.d.r.]” (B. Lazare, L’Antisemitisme, Documents et témoignages, Vienne 1969, pag. 11). Egli ammette che “il popolo ebreo è stato odiato da tutti i popoli tra i quali si è stabilito” (op. cit., pag. 11) e ne conclude che le cause generali dell’Antisemitismo risiedono in Israele e non nei popoli che l’hanno combattuto. Tale conclusione non è frutto di odio razziale o di Antisemitismo, ma è la constatazione di un autore di origine israelita, dotato di mente lucida ed obiettiva.

Né il Lazare, né tantomeno noi vogliamo sostenere con ciò che i persecutori degli ebrei abbiano avuto sempre ragione. La Chiesa per esempio si è opposta all’odio razziale e alla ingiustificata violenza contro il Giudaismo, pur raccomandando costantemente la prudenza e prendendo delle misure che preservassero i cristiani dall’influenza giudaica. Tuttavia bisogna ammettere, con il Lazare, che “gli ebrei – in parte almeno – causarono i loro mali” (op. cit., pag. 11), perché solitamente l’ebreo è un “essere insocievole” (“insociable” pag. 12), che rifiuta di farsi assimilare dalla società che lo ospita, in quanto è politicamente e religiosamente esclusivista. Studiando la storia si constata che i popoli vinti finirono per sottomettersi ai vincitori, pur mantenendo eventualmente la propria fede. Al contrario “ovunque gli ebrei fondarono delle colonie, ovunque furono trasferiti, chiesero non solo di poter praticare la propria religione ma anche di non essere assoggettati ai costumi dei popoli tra i quali erano chiamati a vivere e di potersi governare con le proprie leggi” (op. cit., pag. 13). Dappertutto vollero restare ebrei, come popolo, come religione e come Stato e poterono fondare, grazie ai privilegi così ottenuti, uno Stato nello Stato.

La legge talmudica corruzione della legge mosaica e causa di persecuzioni

A questo punto bisogna rammentare la distinzione importantissima tra la Legge mosaica e quella talmudica, tra il Giudaismo prima e dopo Cristo. La Legge Mosaica, tutta relativa al Cristo futuro, è stata ripresa e perfezionata dal Cristianesimo; quella Talmudica al contrario è l’antitesi e la corruzione della legge mosaica e cristiana. Il Talmud e la Cabala spuria impedirono la conversione del popolo eletto al Messia; il predominio dei Farisei impedì ad Israele di entrare nella Nuova ed Eterna Alleanza perché il Talmudismo è una degenerazione carnale della Religione mosaica. Infatti, laddove il Mosaismo insegnava che Israele era stato scelto per accogliere il Cristo e farlo conoscere a tutte le genti, i Farisei ed i Cabalisti-Talmudisti sostenevano che il mondo è stato creato “per essere sottomesso all’ impero universale… degli ebrei” (B. Lazare, op. cit. pag. 14). Ecco la nuova religione giudaica che non ha nulla a che vedere con la Bibbia e con Mosè: il dominio dell’ ebraismo sul mondo intero!

Secondo questa concezione, da una parte vi sono gli ebrei, i veri uomini, e dall’altra i non-ebrei, i “gojim”, che sono come delle bestie parlanti e devono essere schiavi degli ebrei. Quando venne il Messia predicando il Vangelo del Regno dei cieli, perfezionamento e compimento dell’ Antico Testamento, i Farisei e i Talmudisti, pur sapendo che Egli era il Messia e Dio stesso, Lo odiarono profondamente fino a metterLo a morte, perché sconvolgeva il loro sogno imperialista di dominio materiale sul mondo intero.

È con la corruzione del Mosaismo in Talmudismo che ebbe inizio una persecuzione sistematica nei confronti degli ebrei, anche nel mondo precristiano (cfr. B. Lazare op. cit., pag. 17). Questo fenomeno si spiega facilmente: col nascere dell’odio e del disprezzo verso tutti i popoli non giudei nacque anche l’inevitabile reazione di questi ultimi. Se fino ad allora vi erano state soltanto delle esplosioni di odio locale, a partire da quel momento si verificarono delle vessazioni sistematiche verso gli ebrei stanziati nei vari Paesi. Il Lazare sostiene che la causa delle persecuzioni contro il giudaismo è da ricercarsi proprio nei princìpi del talmudismo e non nel comportamento dei popoli ospitanti, i quali per lo più non fecero altro che difendersi (“vim vi repellere licet”). “Perché – si chiede il Lazare – in tutti questi paesi, in tutte queste città gli ebrei furono odiati? Perché – risponde – non entrarono mai nello stato come cittadini ma come privilegiati. Benché avessero abbandonato la Palestina, essi volevano innanzi tutto restare ebrei, considerando ancora Gerusalemme come la loro unica patria […] e rifiutando l’assimilazione da parte dei popoli circostanti” (op. cit., pag. 22).

Il giudaismo al tempo della cristianità.

Leone XIII ha ricordato autorevolmente come la società medioevale fosse impregnata della filosofia del Vangelo. Era inevitabile pertanto che il Giudaismo, ostile al Vangelo e alla Chiesa, si opponesse a tale ordine sociale. La Chiesa cattolica dovette quindi condurre e guidare una difesa dal Giudaismo che possiamo chiamare pertanto Antigiudaismo, termine che deve essere, però, accuratamente distinto da quello di Antisemitismo. Il motivo dell’ Antigiudaismo è pertanto l’opposizione secolare del Giudaismo talmudico a Nostro Signore Gesù Cristo ed alla sua Chiesa, la quale per non soccombere dovette difendersi. Scrive ancora Lazare: “Per il solo fatto che negavano la divinità di Cristo gli ebrei si ponevano come nemici dell’ ordine sociale, poiché tale ordine sociale era fondato sul Cristianesimo” (op. cit., pag. 59).

Un esempio dei conflitti che potevano nascere tra popolo ebraico ed ordine sociale cristiano è quello relativo all’usura. Durante tutto il medioevo e fino al XV secolo la Chiesa proibì il prestito ad interesse, ma per l’ebreo questa proibizione non era vincolante: “Gli ebrei, che a quell’epoca appartenevano per la maggior parte alla classe dei commercianti […] – scrive il Lazare – approfittarono di questa licenza e della situazione economica dei popoli tra i quali vivevano” (op. cit., pag. 62). “Popolo energico, vivace, di un orgoglio infinito, che si considerava superiore a tutti gli altri, il popolo ebreo volle diventare una potenza. Aveva istintivamente il gusto del dominio […]. Per esercitare questo tipo di autorità gli ebrei non ebbero la possibilità di scegliere i mezzi. L’oro diede ad essi un potere che tutte le leggi religiose e politiche rifiutavano loro. […] detentori dell’ oro, divennero i padroni dei loro padroni[2] […]”(op. cit., pag. 64).

I Talmudisti naturalmente ebbero una grande influenza nell’ instillare quest’amore dell’oro nell’anima dei propri correligionari. Dando importanza solo agli atti esteriori e non curandosi della purezza dell’ intenzione, essi resero gretta l’ anima ebraica, presentandole come unico fine della vita una felicità naturale e materiale da raggiungere sulla terra: “Per ottenere questo bene egoista […] l’ebreo […] era fatalmente condotto a ricercare l’oro […] l’ebreo fu diretto verso l’oro; fu preparato ad essere […] l’usuraio. […] Una volta che l’ebreo diventò tale, l’Antigiudaismo si complicò, le cause sociali si mischiarono alle religiose e l’unione di queste spiega l’ intensità e la gravità delle persecuzioni che Israele dovette subire. […]. Il deicida, già oggetto di orrore, essendo diventato l’usuraio, l’esattore delle tasse, lo spietato agente del fisco, aggravò l’orrore verso di sé; […]” (op. cit., p. 66).

I principali agenti dell’ Antigiudaismo

Abbiamo visto che la Chiesa, fin dai primi secoli, svolse un ruolo di primo piano nel moderare le invadenze dottrinali e pratiche del Giudaismo. Nello svolgere questo compito essa si servì principalmente di due istituzioni: gli Ordini religiosi e l’Inquisizione.

a) Gli Ordini religiosi.

La predicazione dei religiosi riguardante gli ebrei denunciava innanzi tutto il peccato di deicidio, per dimostrare in seguito che essi, tramite l’usura, erano diventati anche “i succhiatori del sangue dei cristiani”. Così si esprimevano S. Giovanni da Capistrano, S. Bernardino da Siena, il Beato Bernardino da Feltre…

b) L’Inquisizione.

Contrariamente a quanto generalmente si crede, l’Inquisizione non perseguiva gli ebrei a causa della loro razza e neanche a causa della loro religione, ma solamente nella misura in cui essi incitavano alla giudaizzazione oppure, dopo un’ eventuale conversione al Cristianesimo, ritornassero a giudaizzare.

La Chiesa non voleva l’ eliminazione degli ebrei (posti in uno stato di inferiorità legale) considerandoli come una testimonianza vivente del trionfo di Cristo. “Così […] il solo appoggio – ammette B. Lazare – che [l’ebreo, nda] trovò […] fu il Papato e la Chiesa […]. Se la Chiesa conservò gli ebrei non fu tuttavia senza redarguirli e punirli. […] Ma il ruolo principale della Chiesa fu di combattere dogmaticamente la religione ebraica” (op. cit., pag. 70).

Il trionfo dello spirito ebraico: il protestantesimo

La Riforma protestante, rivoluzionando l’ordine sociale cristiano, mutò anche i rapporti tra gli ebrei e la società: “Quando si levò l’alba del sedicesimo secolo, quando il primo soffio di libertà passò sul mondo – scrive B. Lazare – gli ebrei erano un popolo di schiavi. Tuttavia […] il tempo dei grandi dolori era passato per gli ebrei […] incontrarono più comprensione […] furono disprezzati in maniera meno violenta […]. Eppure gli ebrei non erano cambiati […] erano gli altri ad essere cambiati. I cristiani erano diventati meno ferventi e quindi erano portati a detestare meno gli eretici. […] Durante gli anni che precedettero la Riforma l’ebreo era diventato l’educatore, il maestro di ebraico dei colti, iniziandoli così ai misteri della Cabala e armandoli – contro il Cattolicesimo – dell’esegesi di cui si servirà il Protestantesimo. […] Quando Lutero pubblicò le sue tesi […] per un istante i teologi dimenticarono gli ebrei e dimenticarono anche che il movimento che si andava propagando affondava le sue radici nelle fonti ebraiche […]. È lo spirito ebraico che trionfa con il protestantesimo […]. È singolare l’analogia tra Lutero e Maometto. Tutti e due attinsero le loro dottrine alle fonti ebraiche […]” (op. cit., pagg. 73 – 84)[3].

La rivoluzione francese e gli ebrei

Il 27 settembre 1791 l’ Assemblea Costituente ammise gli ebrei al rango di cittadini attivi. Tuttavia –tale legge “era soprattutto impotente a rompere le catene che gli ebrei stessi si erano fabbricate. Essi erano emancipati legalmente ma non moralmente, mantenevano la loro condotta di vita, i loro costumi ed i loro pregiudizi, […] avevano paura di perdere, a contatto con i non ebrei, la loro personalità e la loro fede […] e lo sforzo della maggior parte degli ebrei tendeva a mantenere la propria identità in mezzo agli stranieri […]. Economicamente gli ebrei restarono quello che erano […] improduttivi […] usurai” (op. cit., pag. 102).

“Semplici come colombe, prudenti come serpenti”

Il mondo ha imboccato, con l’ Umanesimo neo-pagano del XV secolo, la strada larga che porta alla giudaizzazione, la quale è direttamente proporzionata alla scristianizzazione. L’unica via per giungere al porto è lasciare la strada sbagliata per riprendere quella giusta, come quando, facendo un’escursione in montagna ci accorgiamo che il sentiero che abbiamo percorso con grande fatica ci porta ad un precipizio, l’unica alternativa al salto nel vuoto è tornare indietro, per riandare avanti nel senso giusto.

“Data la […] lor natura di stranieri in ogni Paese, di nemici della gente di ogni Paese che li sopporta, e di società separata sempre dalle società colle quali convivono; data la morale del Talmud che seguono, e dato il dogma fondamentale della loro religione, che li sprona ad impadronirsi, con qualsiasi mezzo, del bene di tutti i popoli […]; dato che l’ esperienza […] dimostra che la parità dei diritti coi cristiani […] ha per effetto o l’oppressione dei cristiani […] o l’eccidio degli ebrei da parte dei cristiani, ne scende di conseguenza, che il solo modo di accordare il soggiorno degli ebrei col diritto dei cristiani è quello di regolarlo con leggi tali che al tempo stesso impediscano agli ebrei di offendere il bene dei cristiani, ed ai cristiani quello degli ebrei” (“La Civiltà Cattolica”, 1890, serie XIV, vol. 8, citata in R. Piperno, L’ Antisemitismo moderno, Cappelli, Rocca San Casciano 1964, pagg. 139-140).

Il cattolico deve desiderare con tutto il cuore che gli ebrei si convertano e vivano; pertanto voler liquidare il problema ebraico mediante l’odio gratuito è un disegno criminale e pazzesco. Il cattolico inoltre non può restare indifferente o ignorare che il Giudaismo attuale si trova in uno stato di riprovazione da parte di Dio e quindi deve sforzarsi, con carità unita alla prudenza (“semplici come colombe, prudenti come serpenti”), di aiutare gli ebrei ad uscire dal loro stato di orgoglioso accecamento, che impedisce loro di riconoscere il Messia già venuto e ne fa sognare uno che darà loro il dominio sul mondo intero.

Tutto ciò non è antisemitismo, ma il cuore del vero cristianesimo: «Il vostro parlare sia “sì sì no no”, ciò che sopravanza viene dal maligno».

Crispinus


[1] Cfr. anche:

J. Barromi, L’antisemitismo moderno, Marietti, Genova 1988.

C. Mannucci, L’odio antico, Mondadori, Milano 1993.

H. Küng, Ebraismo, Rizzoli, Milano 1991.

J. Isaac, Genèse de l’Antisémitisme, éditions Calmann-Lévy, Paris 1956.

J. Isaac, L’Antisemitisme a-t-il des racines chrétiennes? Fasquelle, Paris 1960.

[2]La Stampa” del 21 novembre 1992, a pag. 21, riportò che nel 1960 l’ex capo della RAI, Ettore Bernabei, trovandosi in casa di Fanfani, denunciò questo tentativo degli ebrei di occupare tutti i posti chiave del mondo economico e dei mass media, esclamando: “Ecco la lungimiranza di Pittaluga e dei loro amici della comunità israelitica di Torino, che nel 1924 fondarono la prima stazione radiofonica in Italia. Ecco l’intelligenza, con la quale in molti Paesi del mondo gli israeliti si sono impossessati dei mezzi di comunicazione radiotelevisiva, controllando già l’editoria di molti giornali quotidiani e periodici […]. Nel corso di questi decenni la leadership del capitalismo statunitense è passata lentamente dai protestanti ad un capitalismo misto, protestanti ed ebrei, in particolare a quelli che controllavano le grandi banche della costa atlantica. Infine, dopo l’ultima guerra, in questi anni di guerra fredda, si sono imposti di fatto gli ebrei del Pacifico, che avevano interessi nel petrolio, e poi si sono impossessati dell’industria spaziale e sempre e soprattutto dei mezzi di comunicazione… dietro le grandi compagnie c’è la grande finanza ebraica”.

[3]Anche “La Civiltà Cattolica” (contemporanea a Lazare) è dello stesso parere, infatti scrive: «L’antica e la moderna Sinagoga […] sono tra loro non solo diverse ma opposte […]. Se […] gli ebrei presenti seguono […] la legge mosaica […] non si può […]trovare ragione sufficiente […] di questa […] sempre profonda antipatia tra l’ebreo ed il non ebreo specialmente se cristiano. […]. Nessuna religione né setta si troverà come la presente ebrea […] in un […] sempre rinascente urto con tutto il genere umano. Donde si deve ricavare che […] l’Antigiudaismo sia da attribuire ad una ragione essenziale, generale ed universale, operante in tutti i tempi, luoghi ed individui. Ora questa ragione la si troverà in quella […] contraddizione che […] corre tra l’antica, santa e divinamente rivelata ed assistita Sinagoga mosaica e la moderna empia e satanicamente inventata ed ispirata Sinagoga rabbinica. La quale contraddizione versa […] sopra i punti non soltanto della fede ma della morale, e non solo della morale […] cristiana ma anche della naturale. Facilmente s’intende come ad una tal contraddizione […], tra la morale ebraica e quella del resto del mondo, debba necessariamente sempre e dappertutto seguire quell’altra contraddizione […] che si chiama antigiudaismo […]. Il Giudaismo presente è contrario alla Legge di Mosè e dei Profeti. Perciò l’ebreo presente (se osservante della sua legge) è un nemico naturale, necessario e cordiale del genere umano non ebreo. […] Né perciò meraviglia che vicendevolmente il genere umano non ebreo lo stia sempre pagando di ugual moneta» (“La Civiltà Cattolica”, Serie XII, vol. VI, fasc. 814, 10 maggio 1884, pagg. 479-480).


tratto da SiSiNoNo (quindicinale cattolico “antimodernista”)

anno XXXVIII – n.20 – 30 novembre 2012

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